Per chi gestisce un’azienda, una flotta o dei veicoli commerciali, la questione è più ampia. Significa chiedersi quali mezzi utilizzare nei prossimi anni, quanto costerà alimentarli, come organizzarne la gestione quotidiana e quali infrastrutture saranno necessarie per non trasformare la transizione verso l’elettrico in un problema operativo.
Ed è proprio guardando ai dati più recenti che emerge un quadro interessante.
Le auto elettriche rappresentano ancora una parte minoritaria del mercato italiano, ma il loro numero sta continuando ad aumentare.
Nei primi otto mesi del 2026 sono state immatricolate in Italia 90.381 auto completamente elettriche, contro le 53.737 dello stesso periodo del 2025: una crescita del 68,19%. La quota di mercato delle BEV da gennaio ad agosto ha raggiunto così il 7,99%, mentre il parco circolante viene stimato da Motus-E in 444.863 vetture completamente elettriche.
Non si tratta quindi più soltanto di ragionare su quello che potrebbe accadere tra cinque o dieci anni. Quasi 445.000 auto elettriche sono già sulle strade italiane e, inevitabilmente, una parte crescente di queste entra ogni giorno nelle flotte aziendali, nei concessionari, nelle officine, nei parcheggi delle imprese e in tutte quelle attività che devono essere attrezzate per gestire concretamente un veicolo elettrico.
L’elettrico cresce anche nelle flotte aziendali
Per capire dove si sta spostando il mercato è particolarmente interessante osservare i diversi canali di immatricolazione.
Secondo i dati Motus-E pubblicati il 1° settembre 2026, nel solo mese di agosto le flotte aziendali hanno immatricolato 324 auto elettriche, con un aumento del 55,02% rispetto allo stesso mese del 2025. Nello stesso periodo il canale dei rivenditori ha raggiunto 827 immatricolazioni BEV, registrando una crescita del 135,61% su base annua, mentre il noleggio a lungo termine ha totalizzato 1.255 vetture elettriche, in aumento del 19,64%.
Sono numeri mensili e vanno quindi letti all’interno di un mercato che può avere oscillazioni significative da un periodo all’altro, ma indicano una tendenza che per il mondo aziendale è difficile ignorare.
L’auto elettrica non riguarda più esclusivamente il privato che decide di sostituire la propria vettura. Sta entrando progressivamente anche nei processi di aziende che devono gestire più mezzi, nei servizi di noleggio, nelle reti di vendita e in tutte le attività che ruotano attorno all’automotive.
Per queste realtà il passaggio all’elettrico presenta però una differenza sostanziale rispetto al semplice acquisto di un nuovo veicolo: bisogna organizzare anche la ricarica.
Un’azienda che inserisce una o due vetture elettriche nella propria flotta può inizialmente gestirle con una soluzione relativamente semplice. Quando il numero però aumenta, quando i mezzi hanno orari di utilizzo differenti oppure quando devono ripartire velocemente, la progettazione della ricarica diventa parte dell’organizzazione della flotta stessa.
La rete di ricarica cresce, ma per le aziende la ricarica in sede resta fondamentale
Parallelamente all’aumento delle auto elettriche sta crescendo anche l’infrastruttura pubblica italiana.
L’ultimo monitoraggio trimestrale disponibile di Motus-E, relativo al 30 giugno 2026, mostra una crescita consistente delle installazioni, con oltre 17.000 nuovi punti di ricarica pubblici aggiunti nell’arco di dodici mesi. Sta aumentando inoltre il peso delle installazioni veloci e ultraveloci, che rappresentano più della metà dei nuovi punti realizzati nello stesso periodo.
Per chi utilizza un’auto elettrica è certamente un’evoluzione importante. Per una flotta aziendale, un’officina o una concessionaria, però, poter contare sulla rete pubblica non elimina la necessità di disporre di una propria infrastruttura.
Un’azienda deve avere il controllo dei tempi.
Se un mezzo deve partire alle 7 del mattino, la ricarica deve essere completata. Se un’auto arriva in officina con poca autonomia, deve poter essere movimentata, diagnosticata e riconsegnata senza dipendere dalla disponibilità di una colonnina pubblica. Se una concessionaria deve preparare diverse vetture per una consegna o per un test drive, deve poter gestire la ricarica all’interno della propria attività.
È qui che la progettazione dell’infrastruttura diventa molto più interessante della semplice domanda “quale colonnina installiamo?”.
Non sempre serve aggiungere un altro punto di ricarica fisso
Nell’immaginario comune la ricarica di un veicolo elettrico è legata a un elemento fisso: una wallbox a parete oppure una colonnina installata in un parcheggio.
È la soluzione corretta in moltissimi casi e continuerà ad avere un ruolo centrale nelle aziende, ma non è l’unica possibilità.
Pensiamo, ad esempio, a un’officina che lavora su veicoli elettrici. Durante la giornata le auto possono trovarsi sul ponte, in un’area di diagnosi, nel piazzale oppure in attesa della riconsegna. Installare un punto di ricarica rapida in ogni posizione non avrebbe necessariamente senso.
Lo stesso problema può presentarsi in una concessionaria. Le vetture vengono movimentate continuamente tra piazzale, showroom, officina e area consegne. Avere la possibilità di ricaricare rapidamente un veicolo nel punto in cui si trova può essere molto più utile rispetto a dover organizzare ogni volta lo spostamento verso una singola stazione.
Nelle flotte il ragionamento può essere ancora diverso. La maggior parte delle ricariche può essere programmata utilizzando infrastrutture fisse, mentre in alcune situazioni può essere utile disporre di una soluzione aggiuntiva per un mezzo che deve recuperare autonomia più rapidamente, per gestire un picco di utilizzo oppure per intervenire in una zona diversa della sede.
Ed è proprio per rispondere a esigenze di questo tipo che esistono i caricatori mobili in corrente continua.
La ricarica rapida può anche essere mobile
Un caricatore mobile DC permette di cambiare il punto di vista: invece di portare necessariamente il veicolo alla stazione di ricarica, in determinate situazioni è possibile portare il caricatore vicino al veicolo.
Non va confuso con un semplice caricatore portatile da tenere nel bagagliaio. Parliamo di apparecchiature professionali per la ricarica in corrente continua, realizzate su una struttura mobile e pensate per essere movimentate all’interno di officine, concessionarie, depositi, piazzali e sedi aziendali.
Le soluzioni presenti oggi sul mercato possono offrire potenze nell’ordine delle decine di kW e caratteristiche tecniche tipiche di un’infrastruttura DC professionale.
Un esempio della tecnologia attualmente disponibile è rappresentato da unità mobili da 30 kW DC con connettore CCS2, range di tensione in uscita da 200 a 1.000 V, touchscreen, protocolli di comunicazione come OCPP e connettività Ethernet o 4G. Esistono inoltre configurazioni progettate per l’utilizzo esterno e dotate di sistemi per identificare l’utente e gestire l’avvio della sessione di ricarica.
Questo rende bene l’idea di quanto il concetto di “ricarica mobile” sia diverso da quello che il termine portatile potrebbe far immaginare.
La presenza delle ruote è soltanto la caratteristica più visibile. Il vero vantaggio è la possibilità di integrare una ricarica DC relativamente rapida in un ambiente nel quale i veicoli vengono movimentati frequentemente.
Mobile non significa però utilizzabile ovunque
È importante chiarire anche questo aspetto, soprattutto perché sulla ricarica elettrica le semplificazioni possono facilmente creare aspettative sbagliate.
Un caricatore mobile ha comunque bisogno di essere alimentato da un impianto elettrico adeguato. Non basta quindi spostarlo nel piazzale e collegarlo alla prima presa disponibile.
La potenza del caricatore, le caratteristiche della linea elettrica, la potenza disponibile in azienda e il tipo di alimentazione richiesto devono essere valutati prima dell’utilizzo.
Nelle soluzioni professionali da 30 kW, per esempio, possiamo trovare un’alimentazione trifase a 400 V. Questo significa che, prima di scegliere un caricatore di questo tipo, bisogna verificare che l’impianto della sede possa effettivamente supportarlo e capire in quali punti sarà possibile collegarlo.
È una distinzione importante perché il vantaggio di una soluzione mobile non consiste nell’eliminare la progettazione dell’impianto elettrico, ma nell’utilizzare in maniera più flessibile l’infrastruttura disponibile.
In alcuni contesti può avere senso predisporre più punti di alimentazione all’interno dello stabilimento o del piazzale e utilizzare lo stesso caricatore nelle diverse aree. In altri sarà preferibile affiancare una soluzione mobile a una rete di wallbox o colonnine fisse.
Come detto sopra, i dati di agosto 2026 ci dicono che le immatricolazioni elettriche continuano ad aumentare e che la crescita non riguarda soltanto il mercato privato. La conseguenza, per le aziende, non sarà semplicemente vedere più auto elettriche nei propri parcheggi.
Sarà doverle gestire in maniera efficiente.
Per questo, accanto alle infrastrutture tradizionali, le soluzioni mobili DC possono rappresentare un’opzione interessante per officine, concessionarie, flotte e aziende che cercano maggiore elasticità nella gestione quotidiana dei veicoli elettrici.
In Nowomobility partiamo proprio da questo tipo di analisi: prima di individuare un prodotto, cerchiamo di capire come viene utilizzata realmente la ricarica all’interno dell’azienda. Perché tra una colonnina fissa, una wallbox, una soluzione rapida DC e un caricatore mobile, la scelta non dovrebbe partire dalla scheda tecnica, ma dalle esigenze operative che quella tecnologia deve risolvere.
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