La mobilità elettrica continua a entrare nelle case, nei condomìni e, sempre di più, nelle strategie delle aziende. Con il nuovo piano di incentivi per il settore automotive, torna al centro dell’attenzione anche il Bonus colonnine domestiche: una misura pensata per sostenere l’acquisto e l’installazione di wallbox e infrastrutture di ricarica private.
La notizia interessa direttamente persone fisiche e condomìni, ma riguarda da vicino anche amministratori immobiliari, costruttori, società che gestiscono patrimoni residenziali e aziende impegnate nella transizione elettrica dei propri dipendenti e collaboratori.
La diffusione dei veicoli elettrici, infatti, non dipende soltanto dalle colonnine pubbliche: poter ricaricare in modo semplice e sicuro nel luogo in cui si vive rimane uno degli elementi decisivi per rendere l’elettrico realmente utilizzabile ogni giorno.
Vediamo quindi cosa è già stato stabilito, quali risorse sono previste e quali informazioni devono ancora essere pubblicate.
Quanto copre il Bonus colonnine 2026?
Il DPCM del 10 giugno 2026 conferma un contributo pari all’80% del prezzo di acquisto e posa in opera dell’infrastruttura di ricarica.
Il contributo può arrivare fino a:
- 1.500 euro per ciascuna persona fisica richiedente;
- 8.000 euro per gli interventi realizzati sulle parti comuni degli edifici condominiali.
La misura è prevista a partire dall’entrata in vigore del decreto e fino al 31 marzo 2030. Non si tratta, quindi, di un intervento limitato a una singola annualità, ma di una programmazione pluriennale che conferma il ruolo strategico della ricarica privata nella crescita della mobilità elettrica.
Quanti fondi sono stati stanziati?
Il decreto assegna alla misura 10 milioni di euro provenienti dai residui del 2025 e altri 5 milioni per il 2026. Per l’anno in corso, le risorse potenzialmente disponibili arrivano quindi a 15 milioni di euro.
Sono inoltre previsti:
- 15 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2027 al 2029;
- 8 milioni di euro per il 2030.
La dotazione complessiva indicata dal decreto raggiunge così 68 milioni di euro.
È un dato importante, perché dimostra la volontà di dare continuità alla misura. Allo stesso tempo, la presenza dei fondi non significa che il contributo sia già richiedibile o che tutte le installazioni effettuate oggi siano automaticamente ammesse.
Al 28 luglio 2026 lo sportello non è ancora aperto
Questo è il punto sul quale è necessario fare maggiore chiarezza.
Alla data del 28 luglio 2026, la piattaforma Invitalia per la presentazione delle nuove domande non risulta attiva. L’ultima finestra indicata sul portale ufficiale riguarda le installazioni effettuate nel 2024 ed è stata aperta dal 29 aprile al 27 maggio 2025. Lo stato della misura risulta attualmente “chiuso”. (Invitalia)
Il DPCM stabilisce che le modalità di attuazione del nuovo bonus dovranno essere definite attraverso uno o più successivi provvedimenti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Dovranno quindi essere ancora comunicati:
- la data di apertura dello sportello;
- il periodo esatto delle spese ammissibili;
- le procedure per presentare la domanda;
- la documentazione richiesta;
- i criteri e i tempi di erogazione;
- l’eventuale retroattività per le installazioni già realizzate nel 2026.
Proprio quest’ultimo aspetto richiede prudenza. Nelle edizioni precedenti il contributo veniva richiesto dopo avere acquistato, installato e pagato l’infrastruttura. Questo precedente rende possibile una nuova rendicontazione retroattiva, ma al momento non consente di considerarla già garantita per tutte le spese sostenute nel 2026.
A chi è rivolto il contributo?
Il Bonus colonnine domestiche nasce per sostenere la ricarica privata e condominiale. I beneficiari della misura sono quindi le persone fisiche e i condomìni, non le imprese che desiderano installare colonnine presso sedi operative, stabilimenti, parcheggi aziendali, hotel, negozi o aree aperte al pubblico.
Per le installazioni aziendali esistono o potranno essere introdotte misure differenti, con requisiti, percentuali e procedure specifiche.
Il precedente Bonus colonnine per imprese e professionisti, gestito da Invitalia, risulta infatti chiuso dal 22 novembre 2024.
Perché, allora, questa novità è interessante anche per il mondo aziendale?
Perché molte imprese operano in contesti strettamente collegati alla ricarica residenziale: amministrazione condominiale, edilizia, gestione immobiliare, impiantistica, servizi energetici e mobility management.
Inoltre, la possibilità per i dipendenti di ricaricare a casa può facilitare l’introduzione di auto elettriche nelle flotte e nei programmi di mobilità aziendale.
Quali spese potrebbero rientrare nel bonus?
In attesa delle regole 2026, le precedenti edizioni rappresentano un riferimento utile, ma non ancora definitivo.
In passato erano considerate ammissibili le spese per l’acquisto e la posa dell’infrastruttura, comprese:
- l’installazione della colonnina o della wallbox;
- gli impianti elettrici;
- le opere edili strettamente necessarie;
- gli impianti e i dispositivi per il monitoraggio;
- la progettazione e la direzione lavori;
- la sicurezza e i collaudi;
- l’eventuale attivazione di un nuovo POD.
Il solo acquisto del dispositivo non era sufficiente: l’infrastruttura doveva essere anche installata. Erano inoltre richiesti pagamenti tracciabili, fatture, documentazione relativa alla conformità dell’impianto e una relazione finale delle spese sostenute.
Queste indicazioni aiutano a capire come prepararsi, ma dovranno essere confermate dal nuovo provvedimento attuativo.
La regola più prudente, oggi, è conservare ogni documento e non dare per scontata l’ammissibilità di una spesa prima della pubblicazione delle condizioni ufficiali.
Non basta scegliere una wallbox: serve progettare il sistema di ricarica
Un incentivo può ridurre il costo iniziale, ma non sostituisce una corretta analisi tecnica.
Prima di installare una colonnina è necessario valutare:
- la potenza elettrica disponibile;
- i consumi dell’edificio;
- il numero di veicoli da ricaricare;
- i tempi medi di sosta;
- la possibilità di ampliare l’impianto in futuro.
Nei condomìni diventa particolarmente importante gestire la distribuzione della potenza, l’identificazione degli utenti e la contabilizzazione dei consumi.
Lo stesso principio vale, su scala diversa, per le aziende. Installare una colonnina senza considerare i carichi elettrici, i tempi di sosta e l’evoluzione della flotta può portare a costi inutili o a un’infrastruttura insufficiente dopo pochi anni.
Per questo la scelta non dovrebbe partire dal prodotto, ma dall’esigenza reale: quante auto devono ricaricare, in quanto tempo, con quale potenza e attraverso quale modello di gestione?
Come prepararsi senza commettere errori
In attesa dell’apertura dello sportello, privati, condomìni e operatori del settore possono già svolgere alcune attività utili: verificare la potenza disponibile, richiedere una valutazione dell’impianto, definire il numero dei punti di ricarica e raccogliere preventivi completi di fornitura e installazione.
Per le aziende, invece, questo è il momento per distinguere chiaramente tra un intervento domestico potenzialmente agevolabile e un progetto aziendale, valutando eventuali opportunità fiscali o contributive specifiche senza sovrapporre misure diverse.
La transizione elettrica richiede informazioni aggiornate, ma soprattutto una progettazione capace di guardare oltre il singolo incentivo.
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