Carbon tax: una tassa sull’inquinamento che può salvare il Pianeta

31 Mag 2023 | News, Sostenibilità

Carbon tax: una tassa sull’inquinamento che può salvare il Pianeta

31 Mag 2023 | News, Sostenibilità

Tra i provvedimenti compresi nel pacchetto Fit for 55 approvati lo scorso 18 aprile dal Parlamento Europeo, spicca la Carbon tax. 

Si tratta, in estrema sintesi, di un meccanismo che impone, alle aziende importatrici di merci in UE, di comunicare la quantità di CO2 immessa in atmosfera per produrre i beni in oggetto e di pagare un corrispettivo.

Come e perché nasce l’idea di una tassa sull’inquinamento?

Si stima che circa 3/4 delle emissioni globali di CO2 siano da attribuire a combustibili fossili, i quali rappresentano circa l’85% dei consumi di energia. Risulta chiaro, dunque, il legame tra uso dei combustibili fossili e cambiamenti climatici.

L’inquinamento rappresenta un’esternalità negativa, ovvero un effetto collaterale delle attività produttive, che ha conseguenze avverse sulla collettività. La tassazione ambientale, in questo senso, mira a internalizzare il costo della suddetta esternalità, secondo il principio del “Chi inquina paga”.

Storia della carbon tax: quando nasce e da quando sarà attiva

La Carbon Tax, come viene concepita nel Fit for 55, affonda le sue radici nel 1990, quando, in Finlandia, fu applicata la prima imposta sulle emissioni di carbonio.

Altra pietra miliare della Carbon Tax è da individuare nell’istituzione, nel 1992, dell’UNFCCC (Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici), durante l’Earth Summit di Rio de Janeiro.

L’idea della Carbon Tax ha cominciato a farsi strada nella Commissione Europea fin dal 1991 e, nel 2021, si è concretizzata nella presentazione del “Fit for 55”, un piano mirato a guidare i Paesi membri dell’Ue verso la riduzione delle emissioni del 55%, rispetto ai livelli del 1990, e verso la neutralità climatica entro il 2050.

Approvata lo scorso aprile, con le altre misure del pacchetto, la Carbon Tax sarà introdotta gradualmente, a partire dal 2026 e fino al 2034.

Carbon Border Tax: cosa vuol dire e come funziona

La Carbon Tax, che in italiano si traduce come “tassa sul carbone”, a tutti gli effetti, è un tributo gravante sui produttori che utilizzano risorse energetiche responsabili dell’emissione in atmosfera di diossido di carbonio. Ecco quali sono i suoi obiettivi e come si concretizza.

Gli obiettivi della tassa sull’inquinamento: sostenibilità garantita? 

In estrema sintesi, la Carbon Tax è pensata sia per tutelare l’ambiente, innescando circoli virtuosi, sia per proteggere le aziende europee.

Questo perché le misure di tutela ambientale che le aziende europee devono rispettare sono molto severe e comportano alti costi, di conseguenza, in assenza di regole altrettanto stringenti per gli importatori, queste realtà potrebbero subire una concorrenza sleale.  

Grazie alla Carbon Tax, si evita che le aziende europee delocalizzino la propria produzione e si spinge affinché le ambizioni di paesi extra UE in materia di clima aumentino.

Il concetto di credito di carbonio e certificato di carbonio

Per capire il funzionamento della Carbon Tax, occorre anche introdurre il concetto di carbon certificate e di carbon credit. 

I certificati di carbonio sono quelli che gli importatori di prodotti inquinanti, come ferro, acciaio, alluminio, cemento, elettricità, fertilizzanti e idrogeno, sono obbligati ad acquistare per compensare la produzione di CO2 creata per realizzare quei beni. In altri termini, i certificati di carbonio obbligano l’importatore a sostenere un costo equivalente a quello che avrebbe sostenuto se avesse prodotto quei beni in UE, dove le regole ambientali sono più stringenti.

Un carbon credit è, invece, una sorta di certificato negoziabile che permette a un’azienda di compensare l’emissione di CO2 con progetti di sostenibilità ambientale. Ogni credito di carbonio vale una tonnellata di CO2e (CO2 equivalente).

Chi deve pagare e come si calcola questa eco tax?

La Carbon Tax grava sui soggetti che utilizzano combustibili fossili nel loro ciclo produttivo. È chiaro, dunque, come siano i singoli importatori da paesi terzi a dover pagare il tributo.

In estrema sintesi, ogni tonnellata di inquinamento da CO2, rilasciata da combustibili e dichiarata dall’importatore, viene tassata con un’aliquota fissa stabilita dal governo.

Per approfondire leggi anche: cosa fare per accelerare la transizione elettrica nel settore dei trasporti?

Le applicazioni della Carbon Tax in Europa

Anche se la Carbon Tax, così come è stata concepita dal Fit for 55, non è ancora attiva, in molti paesi europei meccanismi di tassazione simili sono applicati già da diversi anni.

La Finlandia sia stata pioniera in questo senso, introducendo una tassa sulle emissioni già nel 1990, dando così impulso ad altri 18 paesi europei che, da allora, hanno implementato tassazioni simili.

kempower foto finland

Carbon Tax in Italia e carbon tax autotrasportatori

Anche se, in passato, sono state fatte molte proposte, in Italia non si applica ancora alcuna Carbon Tax, ma, evidentemente, ancora per poco!

Una precisazione è doverosa: con il termine Carbon Tax, nel nostro paese, viene indicato il rimborso sulle accise sul gasolio che spetta, in determinati casi, agli autotrasportatori. Si tratta di qualcosa di molto diverso dalla Carbon Tax oggetto di questo articolo, quindi attenzione a non confondere i due concetti!

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